Decreto sulla propaganda non valido

Nel bel mezzo del dibattito pubblico generato dalla possibile riforma elettorale e dalla reazione sociale a difesa dell’INE, la Suprema Corte di Giustizia della Nazione ha deliberato l’azione di incostituzionalità che i partiti di opposizione e vari legislatori hanno impugnato il decreto interpretativo approvato dal Congresso in pieno svolgimento dell’esercizio di revoca del mandato, in virtù del quale ha modificato il concetto giuridico di propaganda di governo per lasciare liberi i funzionari delle 4T di promuovere la ratifica del presidente e influenzare le contese elettorali di sei stati.

Pubblicato il 17 marzo di quest’anno nel Gazzetta Ufficiale della Federazioneil decreto ha interpretato che: “Le espressioni dei dipendenti pubblici non costituiscono propaganda di governo, che sono soggette ai limiti stabiliti dalle leggi applicabili… Né le informazioni di interesse pubblico costituiscono propaganda di governo, ai sensi dell’articolo 3, comma XII, del la Legge Generale sulla Trasparenza e l’Accesso alla Pubblica Informazione, che deve essere diffusa in qualsiasi forma dai dipendenti pubblici”.

È stata una reazione del partito al governo che ha violato le norme costituzionali e legali che regolano i processi elettorali e i meccanismi di democrazia diretta e che è servita da pretesto per dare il via libera all’esercito morenista che ha apertamente fatto campagna, nonostante le determinazioni dell’INE e della Corte che ha costantemente segnalato le infrazioni e ha anche aperto un libro anagrafico per l’iscrizione dei pubblici ufficiali che non rispettano l’obbligo di attenersi ai divieti che impediscono loro di intervenire in questi periodi e ancor meno di utilizzare per esso risorse pubbliche.

La Corte ha affermato l’espresso divieto contenuto nell’articolo 105, Sezione II, penultimo comma, della Magna Carta, il quale recita: “Le leggi elettorali federali e locali devono essere emanate e pubblicate almeno novanta giorni prima dell’inizio delle elezioni. Il processo elettorale in cui si applicheranno, e durante la stessa non potranno esserci modifiche normative fondamentali”.

Il decreto interpretativo ha violato questa norma fondamentale che è stata recepita nella Costituzione per garantire la certezza delle regole del gioco, affinché tutti gli attori, le autorità e i cittadini le conoscano in anticipo, ne anticipino l’osservanza e le rispettino durante le gare, perché motivo la Corte l’ha invalidata e ha sottolineato una regola d’oro, che pretende che nessun contendente possa ottenere vantaggi indebiti ledendo i principi di correttezza e certezza.

Il partito al governo ha ottenuto gli effetti indebiti di una modifica che ha violato la Costituzione e le leggi, che è stata respinta dalle autorità elettorali e ora invalidata dal SCJN. Trattandosi di una condanna adeguata a risarcire le violazioni dello stato di diritto, in ogni caso, Morena e i suoi dipendenti pubblici hanno beneficiato di un decreto utilizzato per aggredire l’INE e danneggiarne l’immagine pubblica, per sfruttare i concorsi locali del 2022 e per mantenere per le strade e sulle pagine dei social media ai propri dipendenti pubblici in attività di proselitismo.

Sono questi i comportamenti che ledono la nostra democrazia e nei quali nessun attore politico dovrebbe incorrere, poiché il loro obbligo primario è quello di attenersi alle disposizioni della Costituzione e delle leggi. Il partito al governo ha violato la Costituzione e l’SCJN l’ha corretta.

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