Necessaria conoscenza dell’SCJN

Lo scandalo provocato dal presunto plagio della tesi presentata da un ministro della Corte Suprema di Giustizia della Nazione, Yasmín Esquivel, per ottenere una laurea in giurisprudenza all’UNAM, ha suscitato un enorme interesse in ampi settori della popolazione per saperne di più supremo tribunale della nostra Magistratura. E quanto è buono.

Indubbiamente si percepisce genuina curiosità, ovviamente non malsana, di conoscere, tra gli altri aspetti legati al Tribunale, quanto segue: quanti componenti lo compongono, quanto durano in carica, quali requisiti devono possedere per essere nominati , chi o chi li nomina e con quale procedura?

Si tratta di informazioni basilari che è assolutamente necessario conoscere, non solo ora per la farsa che vede protagonista il già citato Ministro Esquivel, presunto plagio, ma anche per la crescente importanza che viene riconosciuta alla Corte nella vita istituzionale del Paese, soprattutto come una corte costituzionale, e come un organo che contribuisce a mantenere l’equilibrio dei poteri pubblici.

Procediamo, quindi, in questa e nelle prossime puntate, a ricordare questi dati fondamentali, con i relativi riferimenti storici:

Cominciamo col dire quanto segue: A causa di un’ampia riforma della Costituzione approvata nel dicembre 1994, la Corte Suprema ha subito importanti cambiamenti nei suddetti aspetti, quindi si può dire senza esagerare che una era la Corte prima del 1995 e un’altra da questo passato anno.

Fino al 1994 il numero dei ministri (parola che deriva da “ministro”, che significa servitore) era di 21 titolari più cinque detti soprannumerari, quindi in totale 26, che in realtà erano tanti. Dopo la riforma entrata in vigore nel 1995, il loro numero fu ridotto a undici, come stabilito anche nelle Costituzioni del 1824 e del 1857 (a cui si aggiunsero quattro soprannumerari). Nell’anno 1900, durante il Porfiriato, rimase a 15 ministri, che di fatto già si sommavano a questo numero, ma da allora in poi acquistarono tutti il ​​carattere di numerali.

La Costituzione del 1917 riportò la Corte al numero tradizionale di undici ministri. Per successive riforme costituzionali, il loro numero salì a sedici nel 1928, a ventuno nel 1934, e nel 1954, con la creazione di un locale ausiliario, scese a ventisei, numero che rimase fino al dicembre 1994, come già dichiarato.

Per quanto riguarda la durata in carica dei ministri della Corte, essa è variata nel corso dell’ultimo secolo come segue: quando la Costituzione di Querétaro fu promulgata nel 1917, stabilì che il periodo sarebbe stato di due anni e che coloro che erano soggetti a un nuovo incarico sarebbe quadriennale e che dal 1923 acquisterebbe carattere di immobile.

Il costituzionalista Jorge Carpizo — nella sua opera Presidenzialismo messicano— afferma che, con l’esigenza di una nuova designazione, l’intenzione del costituente, “affinando quelle posizioni”, era quella di “far sì che realmente vi rimanessero gli elementi migliori, prima che acquistassero l’immobilità”.

Tuttavia, prosegue Carpizo: “Nel 1934 l’articolo 94 (della Costituzione) fu emendato per stabilire che i ministri durassero in carica sei anni. Questa riforma fu un salto indietro nell’indipendenza della Magistratura federale, e fu anche peggiore perché la carica di ministro della Corte Suprema coincideva con il mandato del presidente: quest’ultimo riuscì così a subordinare totalmente la suprema corte. Per questo è stato affermato [por Stephen Spencer] che Lázaro ‘Cárdenas ha nominato ministri persone con poca preparazione legale che hanno approvato tutti i suoi atti e hanno sostenuto tutte le sue discutibili decisioni politiche’”.

Qualsiasi somiglianza con l’attuale pretesa in materia da parte dell’attuale Esecutivo non è una mera coincidenza ma una chiara manifestazione di una simile mentalità autoritaria, oggi la stessa di novant’anni fa.

«Per fortuna», prosegue Carpizo, «nel 1944 una nuova riforma dell’articolo 94 riportò nell’ordinamento l’immobilità dei ministri… che è chiaramente e senza dubbio preferibile a nomine periodiche che mettono fine all’indipendenza e alla tranquillità dei membri del Corte Suprema”.

L’ampia riforma costituzionale del dicembre 1994 ha stabilito che la durata del mandato dei ministri della Corte è di quindici anni, periodo durante il quale «possono essere rimossi solo» mediante impeachment, ovvero possono dimettersi «per gravi cause», istanza che essere sottoposto al Presidente della Repubblica e, se lo accetta, lo trasmette al Senato per l’approvazione (art. 98 Cost.). Alla fine del loro mandato, i ministri “avranno diritto a un patrimonio di vecchiaia” (segue).

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